Il Centro Sociale è sorto nella primavera del 1986, in seguito ad una serie di assemblee popolari nelle quali si è preso coscienza di alcuni diritti fondamentali che, di fatto, venivano negati agli abitanti del rione.

Fu così che si è pensato di dare forma ad uno strumento che permettesse ad un gruppo di persone, che credeva in alcuni valori sociali, insieme al quartiere in quanto risorsa indispensabile per un qualsiasi cambiamento : nacque il Centro Sociale San Francesco Saverio.

Nel 1986, quando è nato il Centro Sociale S. Francesco Saverio, non avevamo le idee chiare sul come e da dove cominciare. I primi tentativi dì approccio con la gente del quartiere (porta a porta, con l’intento di farci conoscere, di sentirci fare delle proposte, di farle noi) erano andati a vuoto. La cosa che balzava più agli occhi era la quantità notevole di bambini per le strade. Cominciare da loro? Era una possibilità.

E allora le “olimpiadi di quartiere“, tre giorni di giochi nelle strade e nelle piazze, appositamente chiuse al traffico. Pensato e fatto. Approccio realizzato, presentazioni fatte fra noi e la gente dell’Albergheria, uno dei quartieri del centro storico di Palermo.

I primi incontri con la gente del quartiere, in mancanza di una sede, si tenevano in chiesa. In seguito a riunioni settimanali con un buon nucleo di persone più disponibili, o più bisognose, si erano costituiti dei sottogruppi più specifici, con l’intento di organizzare un corso di alfabetizzazione, il supporto a un gruppo di persone perché frequentassero i corsi serali per la licenza elementare e media, l’organizzazione di attività di carattere culturale (mostre, concerti…), attività con i bambini, …

Individuato un edificio abbandonato nel quartiere, un ex monastero gestito da un’Opera pia sopravvissuta alla soppressione degli enti inutili, ne avevamo fatto la nostra sede, il luogo delle attività, grazie anche al supporto dell’allora sindaco LeoLuca Orlando. Dall’amministrazione comunale avevamo ottenuto un contributo pecuniario per pagare un nucleo di operatori stabili, coadiuvati da un drappello di volontari. Così ogni pomeriggio circa 60 bambini erano supportati nelle loro attività dopo-scolastiche e ludiche. Necessario supporto, per gli operatori, i contributi analitici e le proposte del Centro siciliano di documentazione G. Impastato, di Danilo Dolci, di Aurelio Grimaldi (allora reduce dell’esperienza presso il carcere minorile di Palermo), di Don Ciotti, di alcuni docenti universitari di pedagogia e di tanti, tanti altri. E poi i riferimenti alla pedagogia di don Milani, a Paulo Freire, a quanti potessero offrirci una lettura della realtà sociale del quartiere.

I bambini diventavano, a poco a poco, la nostra “testa d’ariete” che ci consentiva di approcciare anche le loro famiglie, che cominciavano a non recepirci come estranei.

Era così stato possibile realizzare un’approfondita indagine sul quartiere (guidata dalla dott. Donatella Natoli e da una équipe dì suoi collaboratori) che aveva messo in luce in maniera inequivocabile il grave tasso di disoccupazione maschile e femminile, il livello altissimo di dispersione scolastica (circa il 40%), il grado di conoscenza delle pratiche contraccettive, la condizione degli anziani, lo stato delle abitazioni, ecc.

Archivio del Centro Sociale San Saverio Palermo

La memoria storica di quanto è stato realizzato si conserva nell’archivio sito in via Vesalio 1, nel Centro di documentazione Pino Puglisi, ed in particolare nei due volumi di Cosimo Scordato:

– Uscire dal fatalismo, Paoline, Milano, 1991

– Le formiche della storia, Cittadella, Assisi, 1994